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Incontro latinoamericano del Teatro dell’oppresso

Viaggio clown MessicoDal 20 al 30 gennaio 2012 a Quetzaltenango (Guatemala), si è tenuto  il secondo incontro  Latinoamericano del  Teatro dell’oppresso  a cura dell’associazione METOCA e della rete di teatro dell’oppresso latinoamericana ReLATO Sur.

Roberto Tommasi, la nostra guida dei viaggi in Messico ha accompgnato un gruppo di ragazzi messicani dell’associazione zapajasos. ui sotto la sua testimonianza.

Ciao a tutti…
eccomi qui di ritorno dal Guatemala (o Guatebuena, o Guatepeor, o Guatemaya o come ognuno senta sia meglio chiamarla) con tanta energia positiva e tanta voglia di condividere quest’esperienza molto intensa che è stato l’incontro latinoamericano di teatro dell’Oppresso… partenza 20 gennaio da San Cristobal de las Casas, Chiapas, Mexico: una allegra carovana di 47 persone cerca creativamente di occupare lo spazio disponibile dei 3 soli mezzi di trasporto che rombanti e impazienti sono pronti ad attraversare la frontiera (con il grosso dubbio di riuscire a passarla davvero dato che con noi ci sono 18 minori d’età che non abbiamo regolarizzato, anche se portiamo mille fogli, atti di nascità, copie firme false e quant’altro) !!! la Poderosa ospita allegramente 17 persone, scelta obbligata nella distribuzione: le ragazzine indigene che come son piccoline occupano meno spazio…gli altri, stipati in un pick-up e ammontonati in un altra furgoneta…
alla fine…ci siamo: si parte!! Dopo due mesi di eventi vari per raccogiere fondi, con sommo gaudio possiamo dire che siamo riusciti a portare entrambi i gruppi di teatro con cui stiamo lavorando con il collettivo Zapayasos (i ragazzi della Selva e quelli de los Altos che, por cierto, alla fine dell’incontro si conoscevano moolto melgio dell’inizio…jeje)…e cosi, 9 zapayasos e 26 giovani indigeni choles, tzeltales, tzotziles e zoques si apprestano al grande evento!!!destinazione: Quetzaltenango…per gli amici, Xela!!
tan tan…frontiera passata alla grande, alla messicana, e poi una volta in Guate è alegria pura!!!
L’encuentro iniza con un fine settimana dispersi, ognuno in comunità diverse, a tener talleres di TdO…a me tocca una comunità vicina a Xela, e già quest’esperienza da sola valeva il tutto…30 tra donne indigene (le tipiche matrone) e ragazzi della comunità quichè, piu due brasiliane e una polacca che si sono unite alla banda per un laboratorio multiculturale di introduzione al teatro dell’oppresso super partecipato, con una predisposizione al gioco e alla riflessione condivisa che è difficle immaginare nel contesto indigeno…eppure alla fine saranno due giorni intensi che si concluderanno con due teatri foro su alcolismo (ci credo, borrachos por todos lados…) e corruzione…insomma, la settimana inizia nel migliore dei modi…
e da li talleres, spettacoli, incontri, assemblee, serate in compagnia…il tutto in una scuola che ci ospitava tutti, 500 persone da tutta l’America Latina (e dall’Europa chiaramente), in un clima da gita scolastica delle superiori, conoscendo personaggi di ogni dove, esperienze di teatro del”oppresso di tutti i tipi…dai ragazzi ciechi del Nicaragua, che hanno fatto un teatro foro sulla discapacidad che ha commosso tutti, a Hector Aristizabal, colombiano torturato negli anni 80, che dopo uno spettacolo da pelle d’oca (tutto da solo, semplicemte con un drappo nero) è riuscito a farci scaricare tutta la tensione accumulata in questa mezz’ora vivencial con qualche minuto di locura divina e di teatro imagen tutti insieme…dal
CTO-Rio (Centro di Teatro dell’Oppresso), che all’inizio ci aveva stregato tutti con un musical colossal sul tema di genere con teatro foro siguiente ma che alla fine della settimana ci ha lasciati un po’ tutti con la sensazione di un gruppo estremamente elitista, dogmatico e ortodosso. Ma sopratutto i ragazzi…penso che la cosa piu bella per noi, al di la di tutto ciò che abbiamo imparato nei talleres, o le persone conosciute, l’interscambio e tutto ciò che abbiamo imparato personalmnte e come colectivo, penso che vedere i ragazzi che abbiamo accompagnato conoscersi tra di loro, aprirsi, empoderarse, chiaccherare con argentini o colombiani, commuoversi con i nicaraguensi, ridere con gli ecuadoregni, conoscersi con i pari età guatemaltechi, e integrarsi, e crescere,e imparare, e aprire la mente, e vedere nuovi orizzonti…beh, questo credo che sia stata la cosa piu bella dell’incontro…
e il momento piu bello…sicuramente quando il sabato sera, di fronte a centinaia di persone, sono riusciti prima a zittire tutti con i loro spettacoli (il gruppo di Acteal un teatro imagen sul massacro del 97 cui loro stessi sono stati vittime e i ragazzi della Selva un teatro foro sugli abusi nel lavoro di cui sono vittime e sul conflitto intergenerazionale che succede nelle loro comunità) e poi a far alzare tutti in piedi, a portare in trionfo questi giovani indigeni che ci hanno dato a tutti una lezione di umiltà, di semplicità e di come il teatro dell’Oppresso, se fatto dagli oppressi, ha una carica emotiva e transformadora allucinante. E anche il circolo abbracciati per un ‘ora che abbiamo fatto dopo mi rimarrà nel cuore, come un momento intenso, di condivisione, di magia.
Certo fa piacere l’apprezzamento degli altri gruppi per il lavoro che stiamo facendo con Zapa, ma non c’è cosa piu bella che sentire i ragazzi che, emozionati dopo la serata, sottolineano l’importanza di continuare, raccontano di come il teatro li abbia cambiati, li stia aprendo gli occhi, di come la possibilità di fare queste esperienze sia un grande priviliegio che vogliono condividere con la loro gente, con le loro comunità al loro ritorno…
e così siamo tornati, carichi di voglia di continuare, pieni di energia e con il bagaglio pieno…di speranza, di nuovi insegnamenti, di consapevolezza che c’è tanta gente che cerca di trasformare il mondo dalla sua trincea, con strumenti comuni in contesti diversi, con la stessa rabbia per le ingiustizie e le oppressioni di cui siamo vittime o testimoni, e con la convinzione di poter, poco a poco, costruire dal basso un mondo diverso. Crediamoci, continuiamo a crederci!
Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile tutto ciò, con l’appoggio morale, finanziario o semplicemente credendoci.
Un abrazo del sureste mexicano,  que viva la alegre rebeldia,
Rob

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