ViaggiaResponsabile

Certificazione nel Turismo responsabile, una riflessione di Davolio presidente AITR.

Cari Chiara e Joseph,
rispondo subito a caldo anche se brevemente.Intanto vi ringrazio per il messaggio, è importante che si apra il dibattito su una questione che è di grande importanza, e che sarà per altro oggetto di discussione al prossimo Direttivo del 18 ottobre, in vista del primo corso TourCert che si terrà dal 20 al 22 ottobre.
Credo anch’io che al centro debbano sempre starci i contenuti.
E se vogliamo parlare di contenuti io non mi sento del tutto tranquillo né con il sistema TourCert né con gli altri.
Infatti sfugge comunque un aspetto per me decisivo: la valutazione formulata dalla comunità ospitante.
Voi in due passaggi citate la soddisfazione del cliente, del viaggiatore. Eppure, aradossalmente, noi potremmo trovarci di fronte ad una situazione in cui il viaggiatore è soddisfatto del viaggio compiuto, ma non lo è la comunità che ha ricevuto il viaggio e ha ospitato i viaggiatori.
Quale opinione per noi è prevalente? io non ho dubbi, è l’opinione della comunità! ma come facciamo a rilevarla? nessun sistema di certificazione indica delle modalità per raccogliere i giudizi, le critiche, le proposte della comunità ospitante, che invece, per la nostra definizione di turismo responsabile, è il portatore di interessi più importante. Dovremo dunque riflettere su questo problema e trovare un percorso per dare voce (decisiva) alla comunità. Sullo sfondo c’è un’altra contraddizione. Ormai vi sono intere catene alberghiere e di resort che hanno sposato, forse più per convenienza che per convinzione, la strada della sostenibilità; si preoccupano di consumi energetici, di gestione dell’acqua, di gestione dei rifiuti, ma anche di correttezza nei rapporti con i dipendenti, di sentieri di carriera, di formazione; e persino di rapporti con il territorio,di piccoli progetti ispirati alla filantropia; si impegnano contro lo sfruttamento sessuale dei minori e contro il turismo sessuale; collaborano con le associazioni ambientaliste ecc. ecc.
I nostri fornitori e partner locali, le famiglie che gestiscono piccoli hotel o offrono ospitalità nelle case o in altre forme di ricettività leggera rischiano di restare indietro su questi temi.
Dovremo porci questo problema. Qualche tempo fa ho letto un intero servizio sulla rivista della Cooperazione Francese che ne parlava e sottolineava un fatto: la comunità locale preferisce il turismo convenzionale, se sviluppato correttamente, rispetto a forme di turismo alternativo, dato che garantisce rapporti di lavoro ben strutturati, buoni salari, certezza dell’impiego, possibilità di crescita di carriera; e anche gli altri fornitori sono molto interessati perché vedono i grandi numeri. E’ una discussione aperta, molto complessa, in cui non ci sono regole precise, ad esempio c’è grande differenza fra una località già affermata turisticamente ed una marginale o sconosciuta.
Parliamone!!
Ciao
Maurizio Davolio
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