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Su Alitalia – il coraggio della verità, articolo di Barbara Spinelli

Riprendiamo un passo dell’ articoCaso Alitalialo di Barbara Spinelli dalla Repubblica del 4 gennaio 2012.

” ……la seconda occasione è stata la conferenza stampa di fine anno. Aprendo un dialogo con Tobias Piller, corrispondente a Roma della Frankfurter allgemeine Zeitung, il Premier ha fatto una piccola lezione sui tempi lunghi e corti in politica, biasimando l’incapacità tedesca di ritrovare la veduta lunga del passato. Ci vuole coraggio per firmare le proprie parole, parlando-vero. Chi lo possiede non ha la vita facile, deve esser cauto se non vuol ricadere nel parlar-falso. Alcuni barcollano, tra chi sta accanto a Monti. Per esempio il potente ministro Passera (responsabile dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture, dei Trasporti). Nei giorni scorsi è inciampato malamente, su un caso rievocato dalla stampa: segno che la parresia latita nei partiti, ma un po’ anche nel governo.Il caso è la mancata vendita di Alitalia e il suo presunto salvataggio: è una delle grandi menzogne dell’era Berlusconi, e su questa pietra Passera ha incespicato. Criticato da Milena Gabanelli e Giovanna Boursier (Corriere della Sera, 30-12) ha replicato: “L’operazione Nuova Alitalia fu del tutto trasparente e rispettosa delle regole, comprese quelle della concorrenza. Con capitali privati si sono salvati almeno 15 mila posti di lavoro ed è stato drasticamente ridotto l’onere che lo Stato avrebbe dovuto sostenere se fosse avvenuto l’inevitabile fallimento dell’intera vecchia Alitalia”.Ricordare è forse difficile per Passera, ma Monti certo sa come andarono le cose. È vero che l’operazione Fenice salvò posti di lavoro e ridusse, per lo Stato, i costi di una bancarotta. Ma il fallimento non era affatto inevitabile. Il governo Prodi aveva stretto un accordo con Air France, che fu sabotato  –  complici i sindacati  –  dall’alleanza fra Berlusconi e l’odierno ministro dello Sviluppo (allora amministratore delegato di Banca Intesa). Formalmente è vero che furono rispettate le regole della concorrenza. Ma solo perché il governo Berlusconi modificò con un decreto ad hoc le norme antitrust relative alla tratta Milano-Roma, consentendo a Alitalia-Air One di ottenere il monopolio su tale rotta.Le cifre parlano chiaro, e un governo che dice il vero non può occultarle. Il piano francese prevedeva 2.120 licenziamenti. Nuova Alitalia, assorbendo la fallimentare Air One di cui Banca Intesa era creditrice, ne licenziò 7.000. L’integrazione con Air France sarebbe stata ben più benefica: minori costi per lo Stato (per i contribuenti), minori costi per azionisti e obbligazionisti Alitalia, nessun cambiamento “in corsa” delle regole per favorire cordate italiane, inserimento di Alitalia in una promettente rete internazionale.In tempi di crisi, la parola del parresiasta si accosta a quella profetica, o del saggio. I tempi s’allungano, il futuro lontano è incorporato come compito nel presente, la scadenza elettorale non è il cannello d’imbuto che inchioda i governanti alla veduta corta ma è un uscire all’aperto di cittadini bene informati.Milena Gabanelli e Giovanna Boursier hanno chiesto a Passera di liberarsi dei suoi ingombri. Ma alla domanda viene da aggiungere: guardi al Presidente del Consiglio, signor Ministro, al suo linguaggio. Esca non solo dai conflitti d’interesse, ma dalle tante bugie dette ai cittadini: la bugia su Alitalia l’hanno pagata gli italiani, come contribuenti e lavoratori.  La pòlis ha bisogno di verità, sugli sbagli di ieri. Un ministro del governo Prodi parlò-vero, all’inizio del 2008, quando disse che avevano “ripreso sopravvento gli impulsi di autodistruzione presenti nella società italiana e nella classe politica”, e criticò proprio l’offensiva pregiudiziale di Passera contro l’accordo Air France. Passera è un tecnico, non meno di Monti. Non basta esser tecnici per liberarci della malapolitica che ci ha portati nella fossa.

 (04 gennaio 2012)
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