ViaggiaResponsabile

Tanzania – nuove orme scoperte a Laetoli cambiano lo scenario su Lucy e famiglia

Nuove orme scoperte a Laetoli cambiano lo scenario su Lucy & famiglia

dei due individui aveva dimensioni tali da farlo considerare come il più grande A. afarensis mai descritto: probabilmente era alto 1,65 metri. Se dunque la scoperta degli anni settanta faceva pensare a una coppia con un piccolo al seguito, queste nuove orme disegnano una scena diversa, con un gruppo di cinque individui di cui uno o due in giovane età.

“Il dimorfismo sessuale si ricava dalla lunghezza delle impronte e dalla lunghezza del passo”, ha spiegato a “Le Scienze” Giorgio Manzi, professore di paleoantropologia presso il Dipartimento di biologia ambientale della Sapienza Università di Roma e autore senior dell’articolo apparso su “eLife”. “All’interno del campione che si ottiene combinando le nostre scoperte con quelle degli anni settanta si ottengono in totale cinque individui di tre taglie diverse: presumibilmente un maschio, una femmina e individui in età di accrescimento; il dato fondamentale è che tra il presunto maschio e la presunta femmina c’è un grande divario in termini di dimensioni”.

Si tratta quindi di una conclusione che s’inserisce in un quadro di conoscenze, a partire dalla descrizione dell’olotipo, cioè del reperto di riferimento della specie A. afarensis, scoperto proprio nel sito di Laetoli.

“In questo senso si tratta di una conferma indipendente”, ha commentato Manzi. “Sul tema esisteva già un vivace dibattito tra i paleoantropologi: da una parte quelli che sottostimano le differenze osservate e dall’altra quelli che invece le valutano appieno; e questo nuovo studio sposta il piatto della bilancia a favore dei secondi”.

Le implicazioni per il modello paleoantropologico di A. afarensis sono diverse. “Agli occhi di un paleoantropologo, il dimorfismo sessuale ha un profondo significato, perché, come emerge da un’ampia mole di dati biologici, richiama alla struttura sociale e alle strategie riproduttive”, sottolinea Manzi.

scavi-in-tanzania
In breve, la comunità di questi australopitechi doveva essere molto simile a quella dell’attuale gorilla, specie poligama ad alto dimorfismo sessuale, e non a quella di scimpanzé e bonobo, che sono promiscui, né a quella degli esseri umani moderni, che sono prevalentemente monogami. “Insomma, il quadro è molto diverso da quello della ‘coppietta romantica’ emerso dagli studi di Laekley”, taglia corto il ricercatore.

E per il futuro? Si può sperare di trovare altre tracce nella stessa zona? “Certamente sì”, afferma Manzi. “Questo studio è relativo a impronte intercettate in tre sondaggi a 20 metri l’uno dall’altro; la nostra intenzione è congiungere l’intera pista per cercare d’intercettare altri individui e soprattutto fare emergere il secondo individuo, la presunta femmina, che per il momento è rappresentato da una sola impronta, a differenza del primo, rappresentato da diverse impronte”.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *