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Etiopia – la via dell’evoluzione umana

Da National Geographic Italia, luglio 2010

La via dell’evoluzione umana

Il Middle Awash, in Etiopia, è il luogo sulla Terra dove l’uomo è rimasto più a lungo. Qui, per almeno sei milioni di anni, rappresentanti della nostra linea evolutiva sono vissuti e morti. Oggi i loro resti tornano alla luce, raccontando come, a partire da un primate arcaico e con un piccolo cervello, l’evoluzione abbia portato l’uomo a conquistare il pianeta. Quale posto migliore per ricostruire la nostra storia? Guarda la fotogalleria

di Jamie Shreeve

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Ricostruzione in resina di Ardipithecus ramidus. (Fotografia di Tim White)

Nel deserto Afar, in Etiopia, la vita è appesa a un filo. Si può morire di malattia, per l’attacco di un predatore, il morso di un serpente, cadendo da un dirupo, o in uno scontro tra gli Afar e gli Issa, la tribù nemica che vive sulla sponda orientale del Fiume Awash.

È così in quasi tutta l’Africa. Ciò che è unico in quest’area è la possibilità che i resti sopravvivano dopo la morte. La valle dell’Afar è al centro di una ferita nella crosta terrestre tuttora attiva. Nel tempo, l’azione di vulcani, terremoti e l’accumularsi dei sedimenti hanno collaborato nel seppellire le ossa e poi, molto tempo dopo, a riportarle in superficie come fossili. Un processo ancora oggi in atto. Nell’agosto 2008 un ragazzo è stato ucciso da un coccodrillo nel Lago Yardi, nel tratto della Valle dell’Awash noto come Middle Awash. Tre mesi dopo Tim White, paleoantropologo dell’Università della California a Berkeley, riflette sulle probabilità che le ossa del ragazzo, protette dai sedimenti del fondo del lago, avranno di diventare dei fossili. «Tanta gente è morta qui in milioni di anni», dice White sulle sponde del fiume. «A

volte siamo fortunati e troviamo i loro resti».

Vedi il nostro viaggio nell’ Etiopia del Nord tra la Rotta Storica e le minoranze etniche del Nord .

 

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